Scandalosamente scolastico. Non direi! Soltanto scolastico. Gabriele D’Annunzio è un estetista. Agli esami di Maturità 2018 le “perle” gioconde si affidano a Giotto e di Bassani, grande scrittore, si tira fuori il solito politicamente scorretto della Micol ebrea e delle solitudini si “gioca” sulla Merini, la cui poesia è tutta da rileggere (a scapito delle euforie dei docenti, che di poesia vera ne conoscono molto poca), in una abbinata con le articolazioni delle arti pittoriche nel grido urlato delle disperazioni.
Insomma ciò che l’Italia scolastica è, è sempre testimoniato dagli esami di Stato che vanno oltre i programmi in classe che il corpus docente organizza.
A parte il fatto che i programmi scolastici (caro nuovo ministro metta mano seriamente alla scuola) sono una accozzaglia di argomentazioni verso il basso, si impone poi ai bravi maturandi di riflettere e andare oltre usando un verso, un pensiero, un pirandellismo o una pulizia del viso esercitata dall’estetista D’Annunzio.
Sì, è vero, o forse, che gli studenti non studiano o non danno il meglio di ciò che potrebbero, ma è pur vero che la classe docente è ferma a testi scolastici aggiornati con gli aggiornamenti di oltre dieci anni fa (mi riferisco anche alla metodologia di confronto con gli autori) e con la consecutio termine degli errorami antologici che i docenti difendono, o parte.
Che dico?
Apriti cielo, ora. La cultura italiana della gran parte dei docenti (di tutte le discipline) e dirigenti è di mediocrissimo livello.
Non scherziamo!
Rispecchia la cultura dominante, che è quella “solfata”, che viene fuori anche da un Premio come quello stregato dell’ottimo colore giallo strega di Benevento. Basta constatare i vincitori degli ultimi anni per rendersi conto.
La cultura dominante scorretta padroneggia. Già, se un Fazio passa per un intellettuale e un Saviano per maestro bisogna scavarne di radici di alberi per fare gli zoccoli.
La recente assegnazione del Premio Strega a Helena Janeczek, che scrive un libro che non è un romanzo e che si lascia passare come biografia che non è tale, ma pure se fosse tale che ci “azzeccherebbe” con un riconoscimento sul romanzo o sulla narrativa? O hanno dato il premio ad una donna soltanto (considerati titoloni dei giornali)?
Semplice!
Si parla di antifascismo, di resistenza e di persecuzione degli ebrei. Siamo alle solite consolidate maniera di far passare per cultura letteraria ciò che sostanzialmente non è.
E poi ci lamentiamo che D’Annunzio, a 80 anni dalla morte, lo si considera un estetista? O che Giotto è l’autore della Gioconda.
Un po’’ di serietà, signori miei.
A casa mia si diceva che “u’ pisciu puzza d’à capu”. Ed è vero.
Vogliamo crearla una scuola seria?
La scuola italiana adotta una programmazione dell’effimero e della vendetta. Quanti ricorderanno quest’anno Ignazio Silone a 40 anni dalla morte? Nessuno! Scrittore scomodo e poi i libri scolastici lo hanno fatto morire nel 1977 o non realmente nel 1978, come si evinceva da un libro, il cosiddetto Anselmi, sul quale ha studiato mio figlio in un Liceo italiano e che, allora, anzi, nessuno ha smantellato come libro di testo: dal dirigente ai docenti.
Oibò!
La scuola della vendetta è una scuola che non sa andare oltre una interpretazione libera e che ancora insiste sulla giustificante spiegazione di una poesia e poi Nietszche, Papini, Cardarelli che fine hanno fatto?
In fondo è quella che ho vissuto io!
Ritorniamo al discorso iniziale. Quale? Scandalosamente scolastico?
Sì, perché se D’Annunzio è stato considerato il proprietario di un negozio dove ci si depila, ci si abbronza, si fanno le maschere, le unghia, ci si profuma, ci si in – crema bene bene la colpa di chi è?
Dell’alunno? Certo!
Non si è passati dal vellutato conformismo de “la storia siamo noi”, falso, la storia è di chi la scrive, alla povera Patria, fatto vero. Ma si sa la scuola è condizionata e condiziona gli allievi.
Di recente ho visto dei filmati che riguardano la storia di alcuni monumenti, parte integrante di quel fatidico dialogo tra scuola, lavoro, territorio, che sono scientificamente aberranti. Ne parlo con forza culturale e di vita.
La scuola deve uscire fuori dalla mentalità contestualizzata, e saper parlare con cognizione comparata, attraverso un significato e un significante:
della grandezza di D’Annunzio, del Montale non – poetico e patetico, del Pavese maestro, del Calvino inesistente, del Silone grandioso, del Bassani straordinario, del Tomasi di Lampedusa il cui “Gattopardo” è il romanzo più tradotto e conosciuto nel mondo (e nelle scuole italiane è inesistente), del Giuseppe Berto che ha scritto la colonna sonora della generazione degli anni settanta, del Primo Levi definito da Pavese non scrittore a ragion letteraria e non volle pubblicarlo perché troppo “manierato”, di un Ungaretti mancato Nobel perché era stato fascista (esiste in merito un dossier a premio quasi assegnato, consegnato alla giuria svedese), di un Dante chiaramente esoterico e non teologico senza la solfa delle lecture, ma pascoliano e pirandelliano e poi, poi parole, parole, parole…
Studiare!
Scandalosamente scolastico!
Pierfranco Bruni